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Ipotesi ricostruttive: Il Kouros

Le possibilità d’uso dei risultati di una scansione tridimensionale vanno oltre quelle relative al semplice rilievo.
Attengono quindi alla conoscenza vera e propria dell’oggetto e sono applicabili al restauro e recupero, alla musealizzazione integrata, alla rifunzionalizzazione, alla realizzazione di database 3D, alla formulazione di ipotesi ricostruttive filologicamente corrette, alla riproduzione meccanica ed a numerosi altri settori, riuscendo così a generare informazioni sempre nuove e reinterpretabili, utili a studiosi e tecnici per la loro esattezza e per la scientificità del dato.

Il video con le ipotesi ricostruttive del Kouros, affiancato alla statua originale è visibile presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria.

kouros figura intera

L’IPOTESI RICOSTRUTTIVA
Kouros (kouroi al plurale, antico κοῦρος greco) è il termine moderno dato a quelle rappresentazioni di giovani di sesso maschile, che compaiono per la prima volta in età arcaica in Grecia come doni votivi nei santuari oppure monumenti funerari, talvolta confusi con il dio dell’eterna giovinezza Apollo.

Il progetto di una ricostruzione virtuale della statua del Kouros di Reggio Calabria, promosso dalla Soprintendenza ed eseguito da digi.Art, è iniziato con l’elaborazione delle scansioni 3D eseguite con Laser Scanner e del corredo fotografico di cui disponeva la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, e con la scorta delle pubblicazioni finora edite sulle rappresentazioni dei kouroi, sia della Grecia sia della Sicilia.

restauro kouros
Una volta ultimato il modello tridimensionale, si è provveduto alla scelta della texture marmorea di rivestimento: sulla scorta dell’idea di voler riproporre una possibile immagine originale della statua, si è scelto il materiale più simile all’originale, cioè il marmo di Paros, e lo si è applicato al  modello.

A questo punto, sulla scorta di pubblicazioni e dal confronto con studiosi, si è provveduto a realizzare la coloritura della statua secondo i canoni estetici antichi e, selezionando il colore rosso di fondo che si è mantenuto quasi inalterato sulla testa, si è resa la capigliatura di un colore biondo rossiccio con l’aggiunta di un effetto dorato.
Il problema più spinoso è stato il posizionamento da dare agli avambracci e alle gambe, andati perduti: dopo un’analisi attenta delle indicazioni anatomiche fornite dalle scansioni in 3D, le gambe sono state integrate come fossero in procinto di accennare il passo mentre le braccia, evidentemente ben discostate dal torso nella statua originale, sono state rese leggermente aperte in una posizione speculare.
Considerata la presenza di due file di fori sulla fronte, indizio dell’esistenza di un ornamento della testa in materiale metallico, è stata poi aggiunta una corona di foglie di alloro con il colore brillante del bronzo appena fuso.

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Percorso delle due ricostruzioni ipotetiche del Kourus

Il modello ricostruttivo risultante ha restituito una figura che si discosta dai canoni usuali dei kouroi, e questo fatto ha portato Soprintendenza e digi.Art ad avanzare  l’ipotesi che possa trattarsi piuttosto di un piccolo Apollo offerente: nella prima ipotesi ricostruttiva esso è simile nell’impostazione alla statua bronzea di Apollo esposta nel Museo del Pireo ad Atene. Proprio per questo sono stati aggiunti un arco, l’arma tipica di Apollo, nella mano destra e una coppa nella mano sinistra in segno di offerta. Per la seconda ipotesi ricostruttiva, nella quale il dio tiene l’arco nella destra e la lira nella sinistra, invece il modello preso ad esempio è quello trovato su un Pinax di Locri, dove il giovane dio con questi attributi rende omaggio ai signori dell’oltretomba Ade e Persefone.


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